Idea - Hell in south
martedì, 26 agosto 2008, 13:09 - Pensieri
Pensavo a delle vacanze e mi sono trovato con questa
idea.
Visto su Milano fixed.




( 2.8 / 985 )
Ascoltate jack Folla
giovedì, 22 marzo 2007, 22:28 - Pensieri
E piantatela di usare il mulo per scaricare film holliwoodiani a base di effetti speciali. Che poi fanno schifo se li vedi sul portatile in divx. Usatelo con uno scopo nobile.
Scaricate Jack Folla. Alcatraz.
Ne abbiamo bisogno.
Un inchino al Coerez. Ovunque tu sia. In qualunque sostanza tu smerci.
Se sei diventato un impiegato di banca non dirmelo. Preferisco immaginarti mentre lustri lo stivale pitonato sulla soglia di una locanda messicana.
Bar(e) bar
venerdì, 1 dicembre 2006, 21:30 - Pensieri
La mia pressione mentale è scesa di qualche bar (ovvero atmosfera, pascal ditelo come volete) questa settimana. Mi si è sgonfiato il cervello, non che traboccasse di saggezza, più che altro scoppiava di contenuti lavorativ-pendolaristici. Mi è bastata una settimana anomale, uno tsunami di politecnico, l’esame di stato tanto dura. Adoro questo calo di pressione mentale e devo dire che l’equilibrio osmotico si è portato su livelli in passato usuali.
Teoria dell’equilibrio osmotico mentale: la mente produce pensieri pragmatici (lavoro – bollette - aggiustare la macchina) e li conserva, generando una pressione P; il mondo è pregno di pensieri più alti (Varese Istanbul in vespa ad esempio) questi pensieri hanno una pressione S. Se S è maggiore di P ci riempiamo di pensieri simpatici, altrimenti niente.
Purtroppo quasi sempre P è maggiore di S e nella nostra mente non filtra nulla di bello e onirico come una vespa con la moschea blu sullo sfondo. Bhe, diciamo che quando scrivo un post sul blog è perché la mia pressione pragmatica è scesa abbastanza da permettere a qualche galatticata onirica di invadermi la mente.
Teoria epidemica dell’equilibrio mentale: se un pensiero di categoria S (quelli onirici simpatici) si infiltra nella mente ti contamina il cervello bello e trasforma i pensieri P in quelli S: ad esempio mettere a posto la macchina diventa aggiustare il miscelatore della vespa, oppure pagare le bollette diventa contattare il ministero del turismo turco.
Detto questo, mi è bastata una settimana di decompressione per farmi invadere da pensieri S, scrivere un post sul blog dopo mesi e scoprire che Varese-Istanbul misura 1806km passando per slovenia, grecia eccetera. Ora sono piacevolmente inquieto e sempre più convinto che troppi bar costituiscano una bara in vita, sepoltura precoce di un cervello veloce.
Il mio gatto stupido
mercoledì, 30 agosto 2006, 21:26 - Pensieri
Il mio gatto è stupido.
Ma se devo parlare di animali domestici, mi tocca riferirvi anche che uno dei miei pesci rossi è morto. E' successo qualche settimana fa, comunque. Ben prima di partire per la Provence. Ho intuito subito che l'avrei scritto in un post. Che cazzo di post mi viene in mente di scrivere, direte. Avete ragione, ma mi sentivo più minimalista di Raymond Carver o gente simile. Anche più alcolista di lui, forse.
Il pesce era morto di caldo, credo. Cotto, insomma.
I miei due pesci rossi erano Il Maestro e Margherita. Quello che è morto era il Maestro. Io mi aspetto naturalmente che la notte Margherita avrebbe fatto un'uscita di scena Bulgakoviana e avrebbe spiccato il volo verso Marte come i delfini di "Guida galattica per autostoppisti". Certo poveretta mi spiaceva vederla sola senza il maestro. Mi scatenava un certo dolore creaturale e mi toccava cantare i Pink Floyd "we're just two lost souls swimming in a fish bowl year after year". E -che cavolo- "how i wish you were here" nemmeno la sappiamo ancora suonare con l'ukulele. Accidenti anche ai Pink Floyd. Fra l'altro Syd Barret è morto lo stesso giorno del pesce.
Era morto Syd Barret. Morto il pesce. Morto Marx. E anch'io non mi sentivo troppo bene. Anzi devo dire che il caldo mi stava decisamente ammorbando.
E allora chiedevo al bongo se non fossimo anche noi two lost souls. Se fossimo mai stati cosi two e così lost. E dove fosse finita la comune. E se avremmo mai nuotato fino al mar dei gronghi o ci saremmo rassegnati a concupir branzine in un acquario climatizzato.
E lui si infervorava, scuoteva le chiome come se stesse suonando pa-pa-pa-papaparà (cioè l'intro di smoke on the water) sul più greve degli ukuleli.
L'ho guardato e ho pensato che tutto sommato essere two insieme a lui non era niente male. Che forse non eravamo nemmeno tanto lost.
Che poteva andarci peggio. Per esempio ho pensato a quella volta in cui ero stata just one lost kid drowning in a simming pool. Davvero, è stato. Avrò avuto 6 anni, a moriggia. Mi sono tuffata dove non toccavo perchè confidavo nella spinta d'archimede o nell'evangelica possibilità di camminar sull'acqua, non ricordo. Invece facevo blup blup e non tornavo su.
In quell'occasione, contro ogni ragionevole previsione, non mi passò davanti agli occhi la mia breve vita di seienne meditabonda, bensì mi vennero proiettate idee future. Ora non posso richiamarle alla memoria con precisione. Ma di sicuro in quel momento ho visto la comune. O forse ho visto me e bongo a Sophia Antipolis. Forse ho solo visto Pablo che galleggiava blu e azzurro come le pareti della vasca, guidato da un grongo felice. E ho saputo che avrei amato pablo e il grongo. Come ne "L'Atalante", per intenderci.
Poi il bagnino mi ha ripescata. E m'ha cazziata. Ed io che m'aspettavo uno sguardo sollevato e dolcemente ammonitore ho dovuto mio malgrado riconoscere che i telefilm americani erano inaffidabili.
Sotto l'acqua avevo tenuto gli occhi spalancati e, nella paura, non solo mi ero limitata a vivere l'accadimento, ma ero stata attenta a come avrei potuto raccontarlo. Prima che cominciate a sfottere perchè non trovo niente di meglio da narrare di pesci morti e annegamenti infantili bisogna che sappiate che anche John Fante, mentre stava per annegare, pensava a come l'avrebbe raccontato. E' un episodio in "Chiedi alla polvere". Certo a lui è successo nell'oceano pacifico e a me alla piscina comunale. Ma ci sarà pure una proporzionalità diretta tra la bravura narrativa e l'entita della distesa acquatica in cui uno è quasi riuscito a schiattare.
In effetti questo post era nato per parlare di John Fante. Il titolo è una citazione del suo "Il mio cane stupido".
Ho letto Chiedi alla polvere e m'ha lasciato con una specie di grondaia emozionale tesa tra il cuore e le pudenda, una rotaia appoggiata nelle viscere.
Ho passato 4 giorni in abruzzo, per un matrimonio. Speravo di conoscere un qualche parente di Fante. O di farmi arrestare per aver cercato di battere sulla sua macchina da scrivere al museo di pescara. In realtà ero a teramo, quindi tutt'altra parte rispetto a torricella peligna. C'era un'altra Torricella dalle mie parti: Torricella Sicura, un posto dove va ogni tanto il padre delle sposo a far le passeggiate. Codesto padre dello sposo minacciava di non venire al matrimonio, il che me lo rendeva un personaggio topico come il padre di arturo bandini.
Ragazzi, che avvincente il padre ostruzionista!
Poi alla fine è venuto.
Di parenti di John Fante manco l'ombra.
Pensa se il padre di John Fante non emigrava. Suo figlio non avrebbe fatto lo scrittore e il figlio di suo figlio magari sarebbe venuto al matrimonio. Avrebbe fatto il commercialista e avuto una casa al mare. E davanti a casa avrebbe messo un cartello per i campeggiatori libidinosi "Andate a s-----e davanti casa vostra". Che cartelli fantastici inventano gli abruzzesi! Questo era proprio vicino a dove stavo io.
Povero arturo nell'arida california che pensa più a scrivere la vita che a viverla. Poveri noi nell'umidore marittimo a mangiare la porchetta di campli e aspettare di tornare a casa per lasciarci vivere, come sempre. E non avere niente da scrivere.
Niente da dire, se non chiedersi se sia meglio andare, scappare, mangiare la polvere della strada, polvere senza radici, arrivare ai bordi del deserto di arturo bandini e fermarsi a chiedere alla polvere dov'è l'amore, la vita che cerchiamo. Oppure restare impaludati, come nell'afa d'agosto in riva all'adriatico, nella vita che conosciamo, presi nei flussi, come dice il bongo. Magari fosse un flusso, dico io. Magari fosse un torrente eracliteo in cui ci si immerge e che è sempre lui, ma è sempre nuovo. Tante volte mi sembra piuttosto una palude, e va bene almeno abbiamo le radici, non dobbiamo chiedere alla polvere, ma sono radici impaludate. Oh mica penso che non si possa diventare rigogliosi baobab pur restando con le radici impaludate. Quanto meno hai qualche speranza di avere una casa di tua proprietà davanti alla quale andare a s-----e, come consiglia il saggio abruzzese.
Ma a volte non mi dispiacerebbe essere un cactus assetato nel deserto, senza bisogno di una casa e nemmeno di s-----e, forse solo col bisogno di essere lì a raccontarlo, e forse con un po' di nostalgia per le mie paludi. In un piccolo ospedale africano, in una assurda libreria cilena, sul divano di un couch surfer strafumato. Volare in polvere senza radici.
E' davvero un'idea malsana?
Non lo so. Stasera non voglio deciderlo. Resto sul fondo della piscina e sto a vedere ancora per un po'.
-laura
O non è che -magari- "siamo tutti immersi nel fango ma alcuni di noi guardano le stelle" ? O. Wilde
Un altro contributo sorellare....
venerdì, 16 giugno 2006, 19:25 - Pensieri
stavolta è la Merletti sister jr a dare un suo contributo (citazionistico, nella miglior tradizione della sorella maggiore...) all'ammorbante e sciagurata questione esistenziale sulla pregnanza della scelta di vita ingegneristica.....
"Nessuna civiltà nella storia dell'umanità ha mai considerato 'fare l'ingegnere' un'aspirazione."
- Robert Terwilliger, in arte Telespalla Bob -
-elisa (cioè lei è l'ideatrice, ma la postatrice è la laura... dato che queste archi-tette son sempre prese dal sacro fuoco della progettazione e non han tempo per nessun'altra cosa sul globo terracqueo....)
Heidi
martedì, 13 giugno 2006, 20:37 - Pensieri
Minibongo in azione...ogni giorno leggo il blog di bongo e mi stupisco che abbia fatto l' ingegnere...tra tutti i lavori che conosco mi sembra quello meno adatto a lui..quadrato,fermo,limitato,statico...non so...è vero che è un ingegnere atipico, ma pur sempre ingegnere. Poi leggo i suoi post e lo immagino un po' come il nonno di Heidi con la differenza che lui la sera (quando vuole) andrebbe nel villaggio, e lì tutti lo conoscerebbero, e il bongo giocherebbe ai coloni con giovani e vecchi...e con le sue storie passate (trascorse con pablo e la poderosa) incanterebbe tutti.
Senza dimenticare Laura,compagna di avventure e di vecchiaia,insieme narrerebbero le loro gesta accompagnate dal dolce suono di ukulele e pianoforte...
Ah!quasi dimenticavo..ovviamente casa super-moderna degna di un ingegnere A-tipico con pannelli solari e orto e.
Ma questo non vuole essere un post dedicato solo che non sapendo come iniziare ho iniziato così...
Da qualche tempo penso che vorrei andare a Capo Verde e lì costruire una posada..così come ha fatto Michele in "Un posto nel mondo" di Fabio Volo...e insieme alla posada coltivare un orto e costruirmi una nuova vita, o meglio ristrutturare la vecchia e me stessa.
Iniziare ad amare la natura e l'ozio,ma non inteso come il far niente per pigrizia, ma per scelta, per ascoltare quello che il mondo e il cuore ha da dire...ascoltare,elaborare e poi decidere. Cosa non lo so...decidere e poi vivere bene senza dover dire "Voglio la pace nel mondo" per dire che non ami la guerra. Vivere bene potendo esprimere le proprie idee liberamente senza paura di sembrare diversa e senza avere paura dei commenti altrui.
Poi penso che sono piccola e forse dovrei smetterla di farmi le seghe mentali (come saggiamente insegna Giacobbe) e vivere semplicemente per far passare il tempo aspettando tempi migliori. Ma dopo poco mi stufo di aspettare e ho voglia di andare a cercarmeli io i tempi migliori di andare con le mie gambe a Capo Verde, senza aspettare che qualcuno compri il biglietto di sola andata al mio posto, ed è allora che mi accorgo che Capo Verde è qui e che devo solo rimboccarmi le maniche e iniziare a costruire la posada.
P.S: Bongo,Bongo...le caprette ti fanno ciao ....nella foto manca Laura...è intenta a dare lezioni di medicina ai giovani del paese...
-Chiara
La risposta è dentro di te. E però è sbagliata.
giovedì, 8 giugno 2006, 21:29 - Pensieri
Schizzo, fremito. Ancora, non passa. Almeno ho capito cosa è. Almeno in parte l'ho beccato. E' la totale mancanza di obiettivi, è essere fermi in mezzo ad una pianura di nebbia non sapendo dove andare. Oddio in realtà intorno hai un fracco di persone che ti urlano vai dritto. Vai dritto cazzo! Segui la linea! Per terra c'è la linea. Dice: analyst consultant, consultant, senior consultant, project manager, value partner. Dice: bicicletta, monster, alfa, bmw, porsche. Dice: kebab, mensa, tennis, giapponese, aimo e nadia.
Bravo universitario, tu studi ed hai un obbiettivo preciso: finire l'università. Magari fai qualche lavoretto, e qualche ragazza, ma sai bene dove devi andare. E poi? E poi tutte le cazzo di domande che non ti sei mai fatto da qualche parte spuntano. Poi a me anche altro mi aiuta a capire che la vita passa, che un giorno senza obiettivo è un giorno che non torna, che non ricordi, che cancelli dall'agenda.
Va bene, adesso devi solo capire se ti va di produrre ricchezza (???) per una società che non produce niente, in cui le aziende non ci sono più, ci sono solo gruppi finanziari, le uniche infrastrutture che esistono sono quelle del settore energia, che comunque non PRODUCONO NULLA. Esistono solo i servizi che si scambiano tra aziende di servizi. SIAMO RIDICOLI! Una società ridicola, di gente che disprezza le mani, che non produce nulla. Ed io ci sono dentro fino al collo, sono uno di quelli che dicono come non-produrre a quelli che non-producono.
Ma non ha molto più senso la melanzana nell'orto del nonno? La vita di mio nonno ha molto senso, ha del senso, c'è della materia, del ferro del fuoco delle martellate che forgiano il metallo. Ci sono i mattoni, le mani sue e degli amici che costruiscono le loro case. C'è la schiena curva nell'orto, ci sono le melanzane, le zucchine ed il tempo per i girasole. Ci sono anche i segni della guerra. Ed è una vita che uno la guarda e gli viene subito da amarla.
Qui ci vuole un senso, un obiettivo, e presto: prima che mi stufo di cercare.
-bongo
red-hot music
mercoledì, 7 giugno 2006, 21:46 - Pensieri
A me i red hot dell'ultimo album ricordano jimy hendrix. Non sono un saggio, nemmeno un dotto, magari è una cazzata somma. Però che vi devo dire hanno la chitarra stridente e la voce roca che se dicesse purple haze non stonerebbe affatto. Poi ci sono anche le urla animaline da acido, stile byrds e tutta la malinconica libertà dei giri di basso degli steppenwolf. Dico magari sono stati sempre così, è che io me li ricordavo in californication molto più moderni e lineari, con suoni puliti e chiari da studio di registrazione. Questo album a tratti sembra registrato in spiaggia. Ok, se non ci credete venite a sentirlo a casa mia. In camera mia suona così, è un ricercato effetto sonoro, alta fedeltà di prima classe. Mi piace un sacco. Mi piacciono le gutturalità dei monosillabi da stadio, mi piace la batteria precisa ma non invadente e mi piace soprattutto la chitarra. Certo che alcuni ricami mi sembrano anche di troppo nel mezzo di questa manificenza del passato, avrei forse preferito un ascolto ancora più semplice. A volte ho il dubbio di avere il cd di una cover band, specie quando fanno oh.oh. Fosse così ve lo passo. Però ci sono anche le urla animalone del pubblico. Fa sempre un po' estate un pubblico festante.
-bongo
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